E il silenzio ritorna a prendere forma, così come il buio la sua melodia.
Indosso i vestiti ,che avete confezionato per me, sorridendo di sfida , snocciolando i bottoni tre le mie dita, come schiocchi di frusta, che dominano i miei demoni.
Mi calzano a pennello.
Seguo i mie passi sulla mia non ombra.
Non verrete soddisfatti dal saperne il loro peso e non vi avvicinate per provarlo.
Nero dipingeva la pelle seguendo i contorni dell'anima.
Io la graffio.
Non vi siete accorti che sono nudo, cosi chiusi nel suono del disco, che segue emettendo una musica, che siete pronti a produrre, ma non siete capaci ad ascoltare.
Nello stesso momento, che vi sentite forti e provate a fiorare il mio banco per batterlo, avete già perso.
Vi nutrite di quelle briciole, che avevo voglia di spargere nel passato, le usate da arma annaspando nel vostro non essere.
Sarà piacevole lasciarvi credere di avere vinto.
Guardarvi aprire la scatola del premio, che troverete vuota e le briciole, che avete assaggiato non saranno neanche un ricordo.
Nemmeno saprete ascoltare lo stridio degli angoli della mia bocca che ghignano, il mio allontanarmi spietato,
su questa scia di nero veleno di cui mi avete vestito.
Non ho tempo per farvi guarire.
Ho di meglio da fare.


Nel tempo ho portato immagini e sensazioni nelle emozioni notturne del mio bosco. C'è chi sentendone parlare avrebbe avuto il desiderio di entrarci, chi sarebbe voluto essere invitato, chi si specchiava sull'acqua della cascatella.
Non c'è un albero che non sia mio,la notte e le ombre rilasciano quelle emozioni che hanno bisogno di essere assorbite e assorbono ciò che io rilascio, uno scambio senza domande, senza pretese, senza parole.
E potrebbe essere questo albero o quello laggiù , dove occhi lucidi guardano tremanti verso me e fuggono in un frusciare di rami. Potrebbe essere quello che raccoglie il gocciolare della notte, sinceramente non lo ricordo, essenzialmente non ha importanza.

Al mio chiudere ogni spiraglio, dentro questo marasma di pensieri, di lame che trafiggono la luce , rigano la mente in continuo fermento , che scivola tra le pieghe di parole che hanno il sapore di carne, si contrappone il mio aprirsi tra questi tronchi , consapevoli della mia presenza, ignari del loro scopo, condividendo il mio istinto.

E mi ritrovo, senza rendermene conto, senza che mi sia stato chiesto, a portare qualcuno con me, dentro questo bosco.
Qualcuno che ha fatto pulizia tra le ragnatele penzolanti , tra il tremare di elitre  ronzanti e l'ha fatto senza pesare, sfiorando la sua sensibilità alla mia senza fare rumore.
Ha varcato ogni non spiraglio , ha navigato sulle onde del nero e adesso è dentro di me.
Per una volta,non devo battere banco.
Camminando su questi petali ,gettati dal vento posso sentire le foglie ridere sotto i miei passi.
Non batto banco,però ti porterò al mare.
Dove l'onda si tuffa libera nell'orizzonte, ma sempre ritorna.

Questo e il mio blog

Spesso per paura di soffrire indietreggiamo,ci fermiamo volgendo lo sguardo verso scialbi orizzonti , anche se il male ci attrae coi suoi lampi di luce in una notte senza luna. Ho sempre deciso di vivere riempiendo il tragitto tra me e l'unica certezza della nostra esistenza,la morte,di emozioni senza limiti.
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